Adda passà ‘a nuttata…

22 Dic 2021 - ConferenzaGNL

Adda passà ‘a nuttata…

di Diego Gavagnin

Lo dicono in molti in questo periodo. Soprattutto nel mondo del gas naturale e del GNL di grande e piccola taglia. Però sappiamo che la “nuttata” passerà, perché di gas naturale ce n’è molto di più di quanto ne potremo consumare nei prossimi 25/30 anni. È un mercato che, grazie al GNL, è libero da cartelli di prezzo e aperto, perché la molecola viaggia sempre più via mare. Se aumenta la domanda aumenterà l’offerta.

Si parla anche spesso di “tempesta perfetta”, non so bene cosa voglia dire ma certo quello che è successo, negli scorsi due anni per il Covid e negli ultimi mesi sui prezzi, gli dovrebbe assomigliare molto. Carenza globale di offerta, dovuta a ritardi di investimento per le incertezze di scelte politiche (ruolo del gas naturale nella transizione ecologica); le chiusure per la pandemia, che hanno rallentato la realizzazione di infrastrutture e soprattutto gli stop and go asincroni delle riprese economiche dei Paesi grandi consumatori; la variabilità climatica, che ha frenato la produzione eolica (fenomeno che potrà ripresentarsi in futuro);  le tensioni geopolitiche (Bielorussia-Europa, Russia-Ucraina, Cina-Australia) e finanziarie (Turchia) che spingono al rialzo i future su tutte le materie prime; il costo della CO2, che chi emette deve pagare; l’aumento della sensibilità ambientale degli Stati asiatici, che sia pure ciascuno con le proprie tempistiche hanno in programma l’uscita dal carbone.

Ma ne usciremo, e un importante chiarimento è giunto negli scorsi giorni, perché ormai è deciso che il gas naturale entrerà nella tassonomia europea delle fonti energetiche che potranno essere ancora sviluppate. Non il petrolio e il carbone, e questo significa che nei prossimi anni di gas ne servirà di più, non di meno, soprattutto per produrre elettricità ma anche per i camion e per le navi. Oltre a tutte quelle utenze lontane dai gasdotti che non potranno più usare derivati petroliferi.

I settori che per entità di investimenti devono guardare più lontano, come il navale, danno l’esempio. I grandi armatori, con poche eccezioni, continuano a ordinare le grandi navi a GNL, anche in questa fase di prezzi “assurdi”. E non solo, progettano anche di usare il GNL a bordo per produrre idrogeno e altri combustibili sintetici. Intanto tutti sono impegnati a ridurre le emissioni di metano, cosa fattibilissima con le tecnologie attuali. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia dell’OCSE già il solo recupero del boil off e dei rilasci autorizzati si ripaga con il valore del gas così conservato.

Adesso l’Asia è ben rifornita di GNL e le metaniere stanno invertendo le rotte per venire in Europa dove i prezzi sono più alti. Il loro arrivo farà scendere i prezzi del GNL, ma non quello complessivo del gas naturale, trattato nelle borse europee dell’energia, condizionati dalla riduzione, reale e minacciata, delle forniture via gasdotto.

Anche quando la crisi attuale sarà superata, la dipendenza dai gasdotti di importazione resterà il principale problema del nostro Paese e dell’Europa. In Italia si parla adesso, nell’emergenza, di accelerare la produzione nazionale di gas naturale dai giacimenti dell’Adriatico, però in via di esaurimento. Soluzione temporanea, che in più azzera una riserva strategica.

Ciò che manca al nostro Paese sono i rigassificatori, quelli che abbiamo non bastano. Sarebbe sufficiente realizzare i due autorizzati di Porto Empedocle e Gioia Tauro, per 20 miliardi di metri cubi in totale, per metterci in sicurezza. Si possono fare in due/tre anni, e ammortizzarli nei prossimi trenta. Già solo l’annuncio della loro costruzione obbligherebbe tutti i nostri fornitori via gasdotto a rivedere i propri comportamenti.

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