L’European Green Deal sopravvivrà al coronavirus?

20 Mar 2020 - ConferenzaGNL

L’European Green Deal sopravvivrà al coronavirus?

di Diego Gavagnin

Il mercato globale dell’energia è sconvolto dal coronavirus come tutte le attività socio-economiche e la nostra stessa vita. Il virus però passerà. Ormai è certo che lascerà molte macerie ma poi tornerà la calma anche nei mercati energetici e partirà la ricostruzione.

La crisi è troppo acuta per immaginare già adesso la via di uscita, possiamo però esprimere delle speranze e chiederci come il nostro mondo del GNL  di grande e piccola taglia, può dare una mano.

Abbiamo assistito in questi giorni a una discesa velocissima del prezzo del petrolio, legato ai timori della finanza mondiale, che ha quasi raggiunto la parità con il GNL. Nel frattempo il mercato del metano liquido è diventato globale, e il suo prezzo simile in tutti i continenti, variato dai costi di trasporto dovuti alle distanze.

Di fronte a questo dato, che potrebbe compromettere il vantaggio del GNL, non va dimenticato che il mercato petrolifero non è un libero mercato, perché condizionato dall’esistenza di un cartello (OPEC, sostanzialmente i grandi produttori statali, in primis l’Arabia Saudita più Russia,) che decide il livello di prezzo aprendo o chiudendo i rubinetti.

In questi giorni di coronavirus il prezzo del petrolio è anche inferiore a quello teorico di mercato, determinato dal costo di produzione negli Stati Uniti. Presto vedremo il livello di questo prezzo marginale, relazionandolo alle chiusure delle produzioni americane che non reggono prezzi sotto i 40-50 dollari al barile (mentre scrivo il WTI, riferimento per gli USA, è a 27).

Al contrario di quello petrolifero, il mercato del GNL è un mercato aperto e concorrenziale, perché molti grandi produttori appartengono a paesi ad economia di mercato. Il prezzo del GNL è determinato dall’incrocio di domanda e offerta, giusto per definizione. Se anche il più grande produttore decidesse di chiudere i rubinetti sarebbe subito rimpiazzato.

La discesa del petrolio può quindi ridurre la velocità del trend della sua sostituzione con il gas fornito via gasdotti e rigassificatori, e soprattutto con l’uso del GNL nei trasporti pesanti terrestri e marittimi. Protagonista di questa sostituzione è l’Europa, non a caso maggiore utilizzatore e importatore di gas compresso e liquido.

Quanto si ridurrà questa velocità, e per quanto tempo? Se anche il petrolio restasse a prezzi simili agli attuali – lenta sarà la ricrescita economica mondiale dopo la recessione coronavirus – non ci dobbiamo spaventare. Come sosteniamo dalla nascita di ConferenzaGNL, il vantaggio del gas sul petrolio non è il prezzo, ma il suo molto minore impatto ambientale.

La ripresa economica può essere aiutata da bassi prezzi del petrolio ma non illudiamoci, appena la domanda tornerà a crescere riprenderà vigore l’accordo OPEC, in temporanea crisi per la defezione della Russia. L’Arabia Saudita ha reagito aprendo i rubinetti per mantenere e magari accrescere le proprie quote di mercato, pronta però – come già in passato – a tornare sulla strategia di prezzo per lei più conveniente.

In ogni caso il quesito dell’oggi è se il grande programma di investimenti per convertire l’economia continentale a produzioni e usi energetici con il minor impatto inquinante e climalterante possibile reggerà l’impatto della recessione in corso e della difficile ripresa. L’European Green Deal avviato da Commissione e Parlamento europei sopravvivrà al Coronavirus?

In questo il nostro mondo del GNL può dare una mano, sostenendo con forza e senza ritardi i progetti della Commissione Europea: avanti con la sostituzione del carbone nella produzione elettrica e del petrolio nei trasporti con il GNL.

Gas naturale e GNL sì, ma gestiti bene, senza emissioni evitabili e fughe. Poi nell’immediato accelerare nella conversione del GNL da fossile a rinnovabile, con lo sviluppo del bioGNL da riservare per gli usi ambientalmente più efficienti.

Impressionante il crollo dell’inquinamento dovuto alle quarantene del coronavirus, con strade e autostrade deserte, niente zolfo e polveri sottili. Smentito chi aveva ancora dubbi sull’impatto del traffico tradizionale a petrolio. Il virus va battuto, ma senza rientrare nelle nuvole di smog.

Passata l’emergenza peggiore, le esigenze della ripresa economica e finanziaria non prevalgano su quelle dell’ambiente, perché anch’esso è salute, come non dobbiamo mai dimenticare.

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